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Come fare traccia intervista tesi: domande, sezioni e ordine corretto

Guida pratica per costruire una traccia di intervista qualitativa per tesi triennale o magistrale, con tipi di domanda, ordine delle sezioni ed esempi.

Texio Academic Writing Team19 min di lettura
Cinque blocchi collegati da frecce — come fare traccia intervista tesi
Una sequenza di blocchi mostra come ordinare apertura, temi, approfondimenti e chiusura in una traccia di intervista.

Per costruire una traccia di intervista per una tesi qualitativa parti dalla domanda di ricerca, trasformala in 4–6 aree tematiche e ordina le domande da facili e descrittive a più riflessive. Una buona guida di intervista include apertura, consenso, domande introduttive, blocchi tematici, domande di approfondimento e chiusura, senza diventare un questionario rigido.

Come fare traccia intervista tesi senza sbagliare domande e ordine

Hai già deciso di fare interviste per la tesi, ma appena apri il documento della traccia ti blocchi: non sai se partire da domande generali, se inserire subito il tema centrale, quante domande preparare o quanto lasciare spazio all’intervistato. Il rischio è scrivere una lista di domande che assomiglia a un questionario orale, troppo lunga e troppo chiusa, oppure una scaletta vaga che durante l’intervista non ti aiuta davvero. Molti studenti e studentesse delle università italiane arrivano a questo punto dopo aver definito argomento, relatore e metodo, ma prima di avere una vera guida operativa. Cercano “come fare traccia intervista tesi” perché hanno bisogno di passare dall’idea generale a domande utilizzabili, ordinate e coerenti con una tesi triennale o magistrale.

Per costruire una traccia di intervista qualitativa parti dalla domanda di ricerca, individua 4–6 aree tematiche e prepara domande aperte, neutrali e progressivamente più specifiche. L’ordine migliore va dall’accoglienza alle domande descrittive, poi ai temi centrali, agli approfondimenti e infine alla chiusura. La traccia deve guidare la conversazione senza ingabbiarla: serve a raccogliere dati comparabili, non a far dire all’intervistato ciò che vuoi sentirti confermare.

In this guide

Come fare traccia intervista tesi senza trasformarla in un questionario?

Per fare una traccia di intervista per la tesi, non devi scrivere una sequenza rigida di domande chiuse, ma una guida flessibile con aree tematiche, domande aperte e possibili rilanci. La traccia serve a mantenere coerenza tra interviste diverse, lasciando però spazio a esempi, esperienze e significati emersi durante la conversazione. Se ogni domanda prevede solo “sì/no” o una risposta breve, stai probabilmente costruendo un questionario, non un’intervista qualitativa.

Differenza tra traccia e questionario

Una traccia di intervista è una scaletta ragionata che orienta una conversazione di ricerca. Contiene sezioni, domande principali e domande di approfondimento, ma non obbliga a seguire ogni frase nello stesso ordine in modo meccanico.

Un questionario è uno strumento standardizzato, spesso composto da domande chiuse o scale di risposta. È adatto quando vuoi misurare frequenze, atteggiamenti o variabili in modo comparabile su un numero più ampio di partecipanti. Se il tuo obiettivo è capire come le persone interpretano un’esperienza, prendono decisioni o raccontano un processo, l’intervista qualitativa è più adatta.

Per esempio, in psicologia sociale una tesi magistrale sulle strategie di coping degli studenti fuori sede non dovrebbe limitarsi a chiedere “Ti senti stressato? Sì/No”. Una domanda più adatta sarebbe: “Mi racconti un momento recente in cui vivere lontano da casa ha influito sul tuo modo di gestire lo studio?”. Qui l’intervistato può descrivere contesto, emozioni, azioni e significati.

Il ruolo della flessibilità

Nell’intervista semi-strutturata prepari una sequenza, ma puoi cambiare leggermente ordine, fare rilanci o saltare una domanda se il tema è già emerso. Questa flessibilità non significa improvvisare senza metodo. Significa usare la traccia come una mappa, non come un copione teatrale.

La regola pratica è semplice: ogni domanda deve avere una funzione. Può aprire un tema, far chiarire un concetto, chiedere un esempio concreto, esplorare una contraddizione o chiudere la conversazione. Se non sai spiegare perché una domanda è nella traccia, probabilmente va riscritta o tolta.

Per collegare la traccia alla parte metodologica della tesi, può essere utile lavorare insieme su disegno di ricerca, campione, raccolta dati e analisi. Se sei ancora nella fase di scelta del metodo, il Percorso visivo per scegliere la metodologia di ricerca aiuta a distinguere quando conviene usare interviste, questionari, analisi documentale o approcci teorici.

Quali sezioni deve avere una guida intervista tesi?

Una guida intervista tesi dovrebbe includere introduzione, consenso, domande di riscaldamento, blocchi tematici, domande di approfondimento e chiusura. Queste sezioni aiutano a creare fiducia, mantenere ordine e raccogliere dati utili per rispondere alla domanda di ricerca. Una traccia ben strutturata permette anche di spiegare nel capitolo di metodologia come hai condotto le interviste.

Apertura e contesto etico

La prima sezione non serve ancora a raccogliere dati tematici: serve a mettere la persona a proprio agio e chiarire il contesto. Dovresti preparare una breve frase introduttiva in cui spieghi il tema generale della ricerca, la durata indicativa, l’uso dei dati e la possibilità di non rispondere o interrompere l’intervista.

Non devi trasformare questa parte in un linguaggio burocratico incomprensibile. Una formulazione sobria può dire: “L’intervista riguarda la tua esperienza con i servizi di orientamento universitario. Non ci sono risposte giuste o sbagliate; mi interessa il tuo punto di vista. Userò le informazioni solo per la tesi e in forma anonima, secondo quanto concordato nel consenso informato”.

Questa apertura è particolarmente utile in ambito sanitario. In una tesi infermieristica sull’aderenza alla terapia dopo la dimissione domiciliare, l’intervistato potrebbe sentirsi giudicato. Dire chiaramente che l’intervista non valuta il paziente, ma cerca di capire ostacoli, routine e bisogni informativi, riduce risposte difensive.

Domande di riscaldamento e blocchi tematici

Le domande di riscaldamento sono semplici, descrittive e poco sensibili. Aiutano la persona a entrare nel tema senza sentirsi subito interrogata. Per esempio: “Puoi raccontarmi brevemente il tuo ruolo nell’organizzazione?” oppure “Com’è iniziata la tua esperienza con questo servizio?”.

I blocchi tematici sono il cuore della traccia. Di solito sono 4–6, non 12. Ogni blocco corrisponde a un aspetto della domanda di ricerca: esperienze, pratiche, ostacoli, percezioni, decisioni, relazioni, cambiamenti. Dentro ogni blocco puoi avere una domanda principale e 2–3 possibili rilanci.

Ecco una struttura tipica:

  1. Presentazione dello studio e consenso.
  2. Domande iniziali sul profilo o sull’esperienza generale.
  3. Primo blocco tematico: contesto e pratiche.
  4. Secondo blocco tematico: percezioni, difficoltà o significati.
  5. Terzo blocco tematico: strategie, cambiamenti o valutazioni.
  6. Domande finali e spazio per aggiunte.

Nel capitolo metodologico, questa struttura ti permette di giustificare lo strumento senza riportare ogni dettaglio nel testo principale. Per impostare quella parte, puoi consultare anche il Flusso del capitolo di metodologia.

Che tipi di domande intervista qualitativa conviene usare?

Le domande intervista qualitativa più utili sono aperte, descrittive, esperienziali, interpretative e di approfondimento. Evita domande suggestive, doppie o troppo astratte, perché producono risposte povere o orientate. Una buona traccia alterna domande ampie e rilanci specifici, così raccogli racconti concreti senza perdere il focus della tesi.

Domande descrittive, narrative e di esempio

Le domande descrittive chiedono alla persona di raccontare fatti, situazioni o pratiche. Sono spesso le più efficaci all’inizio di un blocco tematico perché non chiedono subito un giudizio.

Esempi:

  • “Puoi descrivere come si svolge normalmente una riunione di team nel tuo reparto?”
  • “Mi racconti l’ultima volta in cui hai usato la piattaforma di e-learning?”
  • “Com’è cambiato il tuo modo di cercare lavoro dopo il tirocinio?”

Le domande narrative chiedono una storia o un episodio. Sono preziose perché producono dati più ricchi rispetto alle opinioni generiche. In una tesi di management sulle pratiche di onboarding in una piccola impresa, “Mi racconti il tuo primo mese in azienda?” può far emergere ruoli informali, aspettative, problemi di comunicazione e forme di supporto.

Le domande di esempio servono quando l’intervistato resta sul vago. Se risponde “La comunicazione non funziona bene”, puoi rilanciare con: “Mi fai un esempio concreto di una situazione in cui questa comunicazione ha creato un problema?”.

Domande interpretative e di confronto

Le domande interpretative chiedono il significato attribuito a un’esperienza. Non servono a verificare se la persona “ha ragione”, ma a capire come costruisce il proprio punto di vista.

Esempi:

  • “Che significato ha avuto per te quel cambiamento?”
  • “Secondo te, perché quella procedura viene percepita come difficile?”
  • “Come interpreti la differenza tra ciò che viene comunicato ufficialmente e ciò che succede nella pratica?”

Le domande di confronto aiutano a osservare differenze nel tempo, tra contesti o tra gruppi. In una tesi di scienze dell’educazione sull’inclusione degli studenti con bisogni educativi speciali, potresti chiedere a un insegnante: “Rispetto ai primi anni di insegnamento, cosa è cambiato nel modo in cui la scuola gestisce l’inclusione in classe?”.

Attenzione però a non introdurre giudizi nascosti. “Perché la scuola non supporta abbastanza l’inclusione?” suggerisce già una valutazione negativa. Meglio: “Quali forme di supporto funzionano meglio e quali risultano più difficili da attuare?”.

Versione deboleRiscrittura più efficace
“Pensi che il servizio sia utile?”“In quali situazioni il servizio ti è stato utile, e in quali invece non ha risposto ai tuoi bisogni?”
“La comunicazione interna è scarsa?”“Mi racconti un episodio in cui la comunicazione interna ha facilitato o ostacolato il lavoro?”
“Gli studenti sono motivati?”“Da quali comportamenti o situazioni capisci che gli studenti partecipano con interesse?”
“Il personale segue bene i pazienti?”“Quali passaggi dell’assistenza dopo la dimissione risultano chiari e quali creano dubbi?”

In quale ordine mettere domande e sezioni della traccia?

L’ordine migliore va da domande semplici e descrittive a domande più specifiche, riflessive o sensibili. Prima costruisci fiducia, poi entri nei temi centrali, infine lasci spazio a chiarimenti e aggiunte. Se parti subito con la domanda più delicata, rischi risposte brevi, difensive o poco contestualizzate.

Sequenza consigliata per l’intervista semi-strutturata

Una traccia semi-strutturata funziona bene quando segue una progressione naturale. La persona deve capire il tema, sentirsi autorizzata a parlare e poi entrare gradualmente negli aspetti più complessi.

Un ordine pratico può essere:

  1. Accoglienza e consenso: chiarisci obiettivo, anonimato, durata e registrazione.
  2. Domande di apertura: chiedi ruolo, esperienza o contesto generale.
  3. Domande descrittive: fai raccontare pratiche, episodi o situazioni concrete.
  4. Blocchi tematici centrali: affronta gli aspetti collegati alla domanda di ricerca.
  5. Approfondimenti: chiedi esempi, cause percepite, conseguenze, confronti.
  6. Chiusura: chiedi se manca qualcosa e ringrazia.

Questa sequenza evita due problemi frequenti: iniziare con domande troppo teoriche e chiudere senza recuperare elementi emersi durante l’intervista. Le ultime domande non devono sembrare un esame finale. Possono essere semplici: “C’è qualcosa che non ti ho chiesto e che secondo te è rilevante per capire questo tema?”.

Dove mettere le domande sensibili

Le domande sensibili vanno collocate dopo che l’intervistato ha già parlato di aspetti meno delicati. Non sempre sono domande “drammatiche”; possono riguardare errori professionali, conflitti con colleghi, difficoltà economiche, percezioni di discriminazione o valutazioni negative di un servizio.

In una tesi di psicologia sul benessere degli studenti lavoratori, non conviene iniziare con: “Hai mai pensato di abbandonare l’università per il carico di stress?”. Meglio arrivarci dopo aver chiesto routine settimanale, gestione del tempo, momenti di difficoltà e risorse di supporto.

La posizione della domanda modifica la qualità della risposta. Se arriva troppo presto, la persona può chiudersi. Se arriva dopo una serie di racconti concreti, può collegarla a esperienze già narrate.

Come costruire domande intervista a partire da domanda di ricerca e letteratura?

Per costruire domande intervista coerenti, parti dalla domanda di ricerca, individua i concetti principali e trasformali in aree tematiche esplorabili. La letteratura ti aiuta a non dimenticare dimensioni rilevanti, ma non deve dettare domande rigide o piene di termini teorici. Ogni domanda della traccia deve produrre dati utili per rispondere al problema di ricerca.

Dal problema di ricerca ai blocchi tematici

La domanda di ricerca è il filtro principale. Se la domanda è: “Come gli studenti magistrali percepiscono l’efficacia del tutoraggio online durante il tirocinio?”, la traccia potrebbe avere blocchi su esperienza del tutoraggio, comunicazione con il tutor, supporto ricevuto, difficoltà tecniche, confronto con il supporto in presenza e suggerimenti di miglioramento.

Il passaggio non è automatico. Devi distinguere tra concetti da esplorare e domande da porre. “Efficacia percepita” non è una buona domanda da leggere all’intervistato. Meglio tradurla in: “In quali momenti il tutoraggio online ti ha aiutato concretamente durante il tirocinio?” oppure “Ci sono state situazioni in cui avresti avuto bisogno di un supporto diverso?”.

Se la tua domanda di ricerca è ancora troppo ampia, prima lavora sul suo perimetro. L’Imbuto concettuale per una domanda qualitativa è utile quando devi passare da un tema generale a una domanda esplorabile con interviste.

Uso della letteratura senza copiare il linguaggio dei paper

La letteratura serve a riconoscere dimensioni già discusse dagli studi precedenti. Per esempio, se gli studi sull’aderenza terapeutica parlano di alfabetizzazione sanitaria, rapporto con i professionisti, routine domestiche e supporto familiare, questi possono diventare blocchi tematici. Ma non devi chiedere: “Qual è il suo livello di health literacy percepita?”. Una persona fuori dal linguaggio accademico potrebbe non capire o rispondere in modo artificiale.

Traduci i concetti in esperienze. “Alfabetizzazione sanitaria” può diventare: “Quando torna a casa dopo una visita, quanto le sono chiare le indicazioni sui farmaci?” oppure “Che cosa fa se un’informazione ricevuta dal medico non le è chiara?”.

Un buon metodo è costruire una matrice semplice:

  1. Scrivi la domanda di ricerca.
  2. Sottolinea i concetti principali.
  3. Associa a ogni concetto 1–2 temi tratti dalla letteratura.
  4. Trasforma ogni tema in una domanda aperta.
  5. Aggiungi rilanci per esempi, chiarimenti e confronti.
  6. Elimina domande ripetitive o troppo teoriche.

Questo lavoro funziona meglio se hai già organizzato le fonti per temi, non come elenco di riassunti. Per farlo, puoi usare la Mappa tematica di fonti per una revisione della letteratura.

Qual è una traccia intervista semi strutturata esempio per tesi triennale o magistrale?

Una traccia intervista semi strutturata esempio per una tesi triennale o magistrale dovrebbe mostrare sezioni, domande principali e possibili rilanci, non solo una lista di quesiti. L’esempio va adattato al tema, al campione e al livello del lavoro. La cosa più importante è rendere visibile il collegamento tra domanda di ricerca, blocchi tematici e dati attesi.

Esempio in ambito educativo

Immagina una tesi magistrale in scienze dell’educazione sulla domanda: “Come gli insegnanti di scuola secondaria percepiscono l’uso di strumenti digitali per favorire la partecipazione degli studenti in classe?”. La traccia potrebbe essere semi-strutturata, con domande aperte e rilanci.

Apertura

  • “Le chiedo di raccontare la sua esperienza con gli strumenti digitali nella didattica. Non ci sono risposte giuste o sbagliate; mi interessa capire il suo punto di vista professionale.”
  • “Da quanto tempo insegna e in quali classi lavora attualmente?”

Esperienza generale

  • “Può descrivere quali strumenti digitali usa più spesso durante le lezioni?”
  • Rilancio: “In quali momenti della lezione li usa di più?”

Partecipazione degli studenti

  • “Mi racconta un episodio in cui uno strumento digitale ha favorito la partecipazione degli studenti?”
  • Rilancio: “Che cosa è successo concretamente in classe?”

Difficoltà e limiti

  • “Ci sono situazioni in cui questi strumenti non funzionano come previsto?”
  • Rilancio: “Da cosa dipendono di solito queste difficoltà?”

Confronto e significato

  • “Rispetto a una lezione senza strumenti digitali, che differenze nota nella partecipazione?”
  • Rilancio: “Queste differenze riguardano tutti gli studenti o solo alcuni gruppi?”

Chiusura

  • “C’è un aspetto che secondo lei viene spesso trascurato quando si parla di digitale e partecipazione in classe?”

Esempio debole e versione riscritta

Uno degli errori più comuni è preparare domande che sembrano già contenere la risposta. La tabella mostra come riscrivere una traccia troppo orientata.

Domanda debole dello studenteVersione più forte
“Gli strumenti digitali aumentano la motivazione degli studenti?”“In quali situazioni nota maggiore o minore partecipazione quando usa strumenti digitali?”
“I docenti sono preparati a usare bene la tecnologia?”“Quali competenze o supporti aiutano un docente a usare questi strumenti in classe?”
“La tecnologia rende la scuola più innovativa?”“Che cosa cambia, nella pratica della lezione, quando introduce uno strumento digitale?”
“Gli studenti con difficoltà imparano meglio con il digitale?”“Come reagiscono gli studenti con bisogni diversi quando vengono usati strumenti digitali?”

La seconda colonna non promette risposte più “positive”. Produce dati più analizzabili: episodi, confronti, condizioni, differenze tra gruppi e pratiche osservabili.

Quali errori fanno spesso gli studenti quando scrivono una traccia di intervista?

Gli errori più frequenti sono domande suggestive, formulazioni troppo teoriche, ordine casuale, troppe domande e scarso collegamento con la domanda di ricerca. Questi problemi rendono le interviste difficili da analizzare perché producono risposte brevi, ripetitive o poco pertinenti. Correggerli prima del primo colloquio evita di raccogliere dati deboli.

Errori tipici con esempi realistici

  1. Domanda che suggerisce la risposta
    Esempio studente: “Quanto è stato utile il tutoraggio nel migliorare la tua esperienza universitaria?”
    Correzione: “In che modo il tutoraggio ha influito, se lo ha fatto, sulla tua esperienza universitaria?” La seconda versione non presume che l’effetto sia positivo.

  2. Domanda doppia nella stessa frase
    Esempio studente: “Come valuti la comunicazione con i docenti e il supporto ricevuto durante il tirocinio?”
    Correzione: separa i due temi. Prima chiedi della comunicazione con i docenti, poi del supporto durante il tirocinio. Altrimenti l’intervistato risponde solo a una parte.

  3. Linguaggio troppo accademico
    Esempio studente: “Come percepisci la costruzione identitaria nel contesto della transizione università-lavoro?”
    Correzione: “Nel passaggio dall’università al lavoro, ci sono stati momenti in cui hai cambiato il modo di vedere te stesso o le tue competenze?” Il concetto resta, ma diventa comprensibile.

  4. Lista troppo lunga di domande principali
    Esempio studente: una traccia con 38 domande obbligatorie per un’intervista da 30 minuti.
    Correzione: riduci a 8–12 domande principali, organizzate in blocchi, e usa rilanci solo quando servono. La qualità delle risposte conta più del numero di domande.

  5. Domande non collegate all’obiettivo della tesi
    Esempio studente: in una tesi sull’esperienza dei caregiver familiari, inserire molte domande sulla storia clinica dettagliata del paziente.
    Correzione: chiedi solo ciò che serve a comprendere l’esperienza del caregiver: routine, carico percepito, supporti, decisioni, difficoltà e risorse.

Segnali che la traccia non funziona

Una traccia debole si riconosce spesso prima di usarla. Se molte domande iniziano con “pensi che”, rischi di raccogliere opinioni generiche. Se quasi tutte richiedono “sì/no”, non stai sfruttando l’intervista qualitativa. Se invece ogni domanda contiene tre concetti, l’intervistato farà fatica a capire dove concentrarsi.

Un altro segnale è la mancanza di rilanci. Le domande principali aprono il tema; i rilanci permettono di andare più a fondo. Esempi di rilanci utili sono: “Può farmi un esempio?”, “Che cosa è successo dopo?”, “Chi era coinvolto?”, “Come ha interpretato quella situazione?”, “È sempre così o dipende dal contesto?”.

Come verificare se la traccia è pronta prima delle interviste?

La traccia è pronta quando ogni domanda è collegata alla domanda di ricerca, l’ordine è progressivo, il linguaggio è comprensibile e la durata è realistica. Prima di iniziare la raccolta dati, conviene fare almeno una prova pilota o una simulazione. Questo controllo ti aiuta a individuare domande ambigue, ripetizioni e sezioni troppo lunghe.

Prova pilota e revisione

Una prova pilota non deve per forza entrare nel campione definitivo. Può essere una simulazione con una persona simile ai partecipanti, oppure un colloquio di test da non analizzare. L’obiettivo è capire se la traccia funziona nella pratica.

Durante la prova osserva tre aspetti: tempo, chiarezza e ricchezza delle risposte. Se l’intervistato chiede spesso “in che senso?”, la domanda va semplificata. Se risponde con una parola, forse la domanda è chiusa. Se parla molto ma fuori tema, serve un rilancio più mirato o una transizione più chiara.

Dopo la prova, non correggere solo le singole frasi. Guarda la struttura. Forse due sezioni si sovrappongono, forse una domanda sensibile arriva troppo presto, forse manca una chiusura che permetta all’intervistato di aggiungere temi non previsti.

Prima di andare avanti: checklist per la traccia di intervista

  • La domanda di ricerca è visibile dietro ogni blocco della traccia.
  • La guida contiene apertura, consenso, domande iniziali, blocchi tematici, rilanci e chiusura.
  • Le domande principali sono aperte e non richiedono solo “sì” o “no”.
  • Le domande non suggeriscono una risposta positiva, negativa o attesa.
  • I termini teorici della letteratura sono stati tradotti in linguaggio comprensibile.
  • Ogni blocco tematico ha una funzione distinta e non ripete il precedente.
  • Le domande sensibili arrivano dopo una fase di riscaldamento.
  • La durata stimata è compatibile con il tempo concordato con i partecipanti.
  • Sono presenti rilanci per esempi, chiarimenti, confronti e conseguenze.
  • La traccia è stata letta ad alta voce o provata in una simulazione.
  • Sai spiegare nel capitolo di metodologia come hai costruito e usato la traccia.

Collegamenti interni consigliati

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Domande frequenti

Quante domande deve avere una traccia di intervista per tesi?

Una traccia per tesi triennale o magistrale di solito funziona bene con 8–12 domande principali, più alcuni rilanci. Il numero dipende dalla durata prevista e dalla complessità del tema. Per un’intervista da 30–45 minuti, troppe domande obbligatorie rischiano di produrre risposte superficiali.

Quanto deve durare un’intervista qualitativa per una tesi magistrale?

Per una tesi magistrale, molte interviste qualitative durano circa 30–60 minuti, ma la durata va concordata con relatore, partecipanti e disegno di ricerca. Un tema sensibile o professionale può richiedere più tempo, mentre un tema molto circoscritto può essere esplorato in meno. La traccia deve essere testata per verificare se il tempo è realistico.

Qual è la differenza tra intervista strutturata e semi-strutturata?

L’intervista strutturata usa domande fisse, nello stesso ordine, con poca flessibilità. L’intervista semi-strutturata usa una guida comune, ma consente rilanci, cambi di ordine e approfondimenti in base alle risposte. Per molte tesi qualitative, la forma semi-strutturata è adatta perché combina coerenza e apertura.

Posso usare la stessa guida intervista tesi per tutti i partecipanti?

Sì, puoi usare la stessa guida di base per tutti i partecipanti, soprattutto se appartengono allo stesso gruppo. Puoi però adattare alcuni rilanci al ruolo o all’esperienza specifica della persona. La parte centrale deve restare abbastanza stabile da permettere il confronto tra interviste.

Devo inserire la traccia di intervista nella tesi?

Spesso la traccia completa viene inserita in appendice, mentre nel capitolo di metodologia si descrivono struttura, temi e modalità di somministrazione. Segui sempre le indicazioni del tuo corso di laurea e del relatore. Nel testo principale evita liste troppo lunghe se interrompono la lettura.